Romano per nascita (anno 1938) e per scelta artistica con studio al quartiere Coppedè , Enrico Benaglia giovanissimo ha la fortuna di frequentare l’Accademia di Francia a Villa Medici e di rimanere suggestionato dalle personalità artistiche dei più insigni maestri del Novecento: Fazzini, Omiccioli, Gentilini , Montanari ed il fondano Domenico Purificato. Si interessano di lui i critici: Venturoli, Simongini, Serafini, Giuffrè, Pomilio, Ulivi, De canino, Soupalt, Sessa.
Nell’anno 1973 approda alla grande esposizione artistica di Osaka in Giappone inanellando una vivacissima attività non solo come pittore ma anche come scultore, incisore, scenografo teatrale e firmando opere e sogni luminosamente efficaci.
Le rinnovate avventure del pensiero umano le fa sue attraverso una serie infinita di viaggi, alla riscoperta di oceani immensi, di giardini segreti ed incantati dove lieve può librarsi ancora intatto il suo animo infantile.
Il sogno senza essere onirismo artificioso gli si confà con naturalezza e la stessa naturalezza pone nei suoi quadri dove volano fantasia castigata e calligrafismo attento al particolare.
Per tale rinnovato corredo artistico unico nel suo genere se lo contendono soprattutto gli istituti di Cultura Italiana all’estero (segno di un’attenzione sempre crescente verso l’arte italiana, maestra nel mondo); ma se lo contendono altresì gli enti pubblici italiani, europei, americani (Comuni, Regioni, Università; Musei italiani, ambasciate e istituti culturali: Museo Nazionale d’Abruzzo,ambasciata italiana di Tallinn, Strasburgo). Gareggiano nell’ospitarlo gli enti aeroportuali: Alitalia, Parigi, Bruxelles, New York, luoghi preposti al volo umano come espressione della libertà, evasione e distacco da questa nostra madre terra in qualche modo certezza radicata dell’essere umano.
Un lievitare di cose e di sogni ben si addicono a questo poeta dalla sottile punta di pennello o dal pastello evanescente che decora la vita con l’arte trasformata in sogno leggero, emozione privata, fantasia universale.



